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negoziazione

La nuova procedura di negoziazione assistita per separazione e divorzi, della quale ho patrocinato la prima avvenuta nel circondario del Tribunale di Trento (l'Adige di venerdì 28 novembre 2014) per la declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio,  si inserisce nel più ampio istituto della negoziazione assistita, così come introdotto nell'ordinamento italiano dal Decreto Legge 132 del 12.9.2014 (convertito nella Legge 162/2014) recante “misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione in materia di processo civile”. L’intento della riforma è quello di ridurre il carico di procedimenti pendenti nelle varie Corti italiane, dando la possibilità di definire le controversie senza l’intervento del Giudice.

La riforma prevede quindi, in ipotesi di controversie, la possibilità di intavolare una trattativa tra le parti, con l’assistenza di uno o più avvocati, per trovare una soluzione stragiudiziale e risolvere così il tutto tramite un accordo sottoscritto da le parti.

L’iter procedurale legislativamente previsto per la convenzione di negoziazione si  compone dei seguenti passi:

  • informativa che l’avvocato deve dare al proprio cliente sulla possibilità di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita;
  • in caso di adesione alla nuova procedura, invio alla controparte, per il tramite del proprio avvocato, di un invito a stipulare la convenzione di negoziazione, invito che deve essere sottoscritto dalla parte e che deve riportare l’oggetto della controversia e l’avvertimento che in ipotesi di rifiuto o di mancata risposta nel termine di trenta giorni si procederà giudizialmente e che tale posizione potrà essere valutata dal giudice per l’addebito delle spese del giudizio o per il risarcimento del danno per lite temeraria; la comunicazione dell’invito interrompe il decorso dei termini di prescrizione e decadenza;
  • se l’invito viene accolto dalla controparte, si instaura la vera e propria negoziazione che può portare ad un esito positivo (viene raggiunto un accordo che deve essere redatto per iscritto e sottoscritto sia dalle parti sia dagli avvocati che hanno assistito, i quali sottoscrivono sia per certificare l’autografia delle firme, sia la conformità dell’accordo alle norme imperative ed all’ordine pubblico) o negativo (gli avvocati che assistono redigeranno una dichiarazione di mancato accordo).

L’art. 6 del DL 132/2014 applica questa nuova disciplina anche in materia di separazione personale dei coniugi, di  scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione e/o divorzio, prevedendo così la possibilità di addivenire ad una soluzione consensuale senza l’intervento obbligatorio del Giudice.

Su questa specifica materia, ed in particolare con la legge di conversione del Decreto Legge, sono stati introdotti dei correttivi e delle peculiarità rispetto a quella che è la procedura ordinaria di negoziazione sopra riportata. Nello specifico è stato previsto sia l’intervento obbligatorio di “almeno un avvocato per parte”, nonché la necessità di un passaggio dell’accordo sottoscritto alla Procura della Repubblica per il nulla osta o per un autorizzazione, a seconda dei casi, come si preciserà in seguito. Successivamente, nel termine di dieci giorni dalla notifica del parere da parte del Pubblico Ministero, gli avvocati devono depositare l’accordo presso l’Ufficio di Stato Civile del Comune ove è stato celebrato il matrimonio, per le trascrizioni del caso.

La procedura in questione è applicabile sia in presenza che in assenza di figli minori, maggiorenni portatori di gravi handicap o non economicamente autosufficienti. La differenza tra le due ipotesi sta proprio nel diverso intervento richiesto alla Procura della Repubblica, come accennato sopra. Nello specifico, in ipotesi di accordo di negoziazione senza la presenza di figli, il Pubblico Ministero è chiamato a dare solamente un nullaosta alla trascrizione dell’accordo nei registri di stato civile. Nell’altra ipotesi invece deve valutare che l’accordo raggiunto a seguito di convenzione  di negoziazione assistita risponda all’interesse dei figli e di conseguenza autorizzarlo. Qualora non lo ritenga conforme all’interesse dei figli, il Pubblico Ministero trasmette l’accordo entro cinque giorni al Presidente del Tribunale che nel termine dei successivi trenta giorni deve disporre la comparizione delle parti.

Ottenuto il nullaosta o l’autorizzazione, l’accordo di negoziazione “produce gli effetti e tiene luogo dei provvedimenti giudiziali che definiscono i procedimenti di separazione personale, di cessazione degli effetti civili del matrimonio, di scioglimento del matrimonio e di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio”. Di conseguenza può essere inviato all’ufficio di stato civile del comune ove è stato celebrato il matrimonio (la norma prevede un termine di dieci giorni per l’invio, sanzionando gli avvocati che non lo rispettano) per le trascrizioni sui pubblici registri.

Questa nuova procedura, una volta entrata a pieno regime, permetterà di accelerare i tempi per l’ottenimento della trascrizione della separazione o dello scioglimento sui Registri dello Stato Civile, anche se -è bene sottolinearlo- non è stato ridotto il termine di tre anni che deve intercorrere dopo la pronuncia di separazione per poter chiedere il divorzio. Attualmente, non essendo ancora state impartite istruzioni attuative alle Amministrazioni Comunali sull’iter da seguire, i tempi sono un po’ più lunghi.

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